«Nutre la mente soltanto ciò che la rallegra» Sant’Agostino (Confessioni, XIII Libro)

La frase di Sant’Agostino rappresenta quello che considero la vera e propria essenza dell’ apprendimento.

L’essere umano, da quando viene al mondo, ha come compito principale quello di imparare: il primo respiro, le prime parole, i primi passi… guidati dall’incontenibile desiderio di andare dove si vuole, di comunicare i propri bisogni e, ancor prima, di condividere i propri stati emotivi.

 

Ma come apprendono i bambini?

Attualmente, molti studiosi (p.es Golpik, 2000) hanno evidenziato come i bambini apprendono attraverso un metodo del tutto simile a quello scientifico.
Come un piccolo scienziato, il bambino parte dall’esperienza, costruisce e verifica ipotesi che, se confermata, queste diverrà base delle sue predizioni future e sentirà di avere un influsso più efficace ed incisivo sul mondo.
Tale visione dell’apprendimento infantile concorda con quello che, già nel secolo scorso, aveva intuito Piaget (1958): il bambino costruisce il suo mondo cognitivo attraverso l’esperienza, creando ipotesi ed organizzando i dati, a seconda del proprio stadio di sviluppo.
I ragazzi, dunque, sono apprendisti attivi spinti dalla curiosità di esplorare e apprendere, autonomamente, attraverso il fare.

 

E se l’apprendimento continuasse durante un eventuale ricovero?

Essendo l’apprendimento uno dei principali compiti evolutivi del bambino, la possibilità di continuare ad apprendere nel modo più attivo possibile durante l’ospedalizzazione è davvero importante.
Il ricovero è un’esperienza che va ad interrompere il tranquillo scorrere della vita del bambino rischiando di arrestare improvvisamente la sua evoluzione: viene allontanato dalle sue consuetudini, dalla sua casa, dai suoi affetti e si trova a dover affrontare una situazione disabilitante per un periodo variabile, in stato di isolamento durante il quale si trova a vivere numerose emozioni negative come tristezza e paura (Wilson et al., 2010) che possono incidere sul percorso di cura stesso innescando comportamenti oppositivi e poca compliance alle cure (Francischinelli et al., 2012).

 

Perchè Mission Empathy propone laboratori STEAM?

E’ attraverso l’impiego di laboratori STEAM che Mission Empathy trasforma questo tempo sospeso e potenzialmente spaventoso, in uno ricco di possibilità di apprendimento ricevendo in dono esperienze nuove e creative che, forse, non avrebbe mai potuto fare.
I laboratori STEAM sono una modalità interdisciplinare di insegnamento nata negli anni 2000 negli Stati Uniti; l’acronimo  significa proprio: Science Technology Engineering Art Mathematics e descrive delle attività proposte sotto forma di laboratori che consentono un apprendimento attivo e trasversale.

Ormai sono tutti concordi nell’affermare che tali modalità permettono lo sviluppo di competenze adeguate per vivere da protagonisti la realtà senza preconcetti culturali o di genere.

Una modalità didattica che ha come focus principale l’integrazione del sapere e ricalca il naturale formarsi della conoscenza umana attraverso il gioco e gli esperimenti, nonchè sviluppa la capacità di leggere la realtá, di risolvere i problemi, di cooperare e fare ipotesi: abilitá che possono aiutare nel mondo del lavoro, ma, fin da subito, saranno strumenti per affrontare anche la situazione difficile in cui si trovano al momento; donano dunque una visione più oggettiva delle reali possibilità individuali.

Infine, grazie all’academy di professionisti nella propria materia (astrofisici, ingegneri, musicisti, artisti etc.) i laboratori di Mission Empathy offrono  ai bambini in ospedale un’esperienza di formazione di primo livello che apre alla meraviglia anche chi è rinchiuso in una asettica stanza.

Si consente così, al piccolo ricoverato, di riappropriarsi del ruolo attivo di bambino che scopre giocando e restituisce quella normalità che gli è stata tolta rendendolo autore che agisce sulla propria realtá.

Autore:

Dott.ssa Maria Elisei

Psicologa

 

Bibliografia

Francischinelli AGB, Almeida FA, Fernandes DMSO. (2012) Routine use of therapeutic play in the care of hospitalized children: nurses’ perceptions. In Acta Paulista de Enfermagem. 2012;25:18–23.

 

Gopnik A., Metzoff A.N., .Kuhl P (2000). Tuo figlio è un genio. Milano: Baldini & Castoldi. Piaget, J. (1958). La costruzione del reale nel bambino. Trad.It 1979, Firenze: la Nuova Italia.

Wilson ME, Megel ME, Enenbach L, Carlson KL. (2010). The voices of children: stories about hospitalization. In Journal of Pediatr Health Care. 2010;24(2):95 102. doi:10.1016/j.pedhc.2009.02.008

 

30/11/2021

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