«Senza la magia

la vita è solo un grande spavento».

Milena Agus 

Anche quest’anno, seppur con passo diverso e del tutto dissonante al contesto, è arrivato il Natale. Accendere le luci della festa, tuttavia non sarà facile e respirare l’aria che definiamo “natalizia” quasi impossibile, anche per i grandi.

Nell’epoca del distanziamento dovremmo rinunciare a quello che è sempre stato il simbolo del Natale: riunire tutta la famiglia intorno ad un tavolo. Non sarà realizzabile.

Anche per gli adulti sarà un momento difficile perché per molti rappresentava uno dei pochi periodi in cui poter rivedere parenti ed amici lontani.

Ma come tutelare i bambini se anche i grandi sono in difficoltà?

Sappiamo bene che le emozioni vissute dai piccoli sono direttamente collegate a quelle che gli adulti di riferimento, come i genitori, provano e a come “digeriscono” eventi ed emozioni.  Il primo passo da fare sarà proprio, come quando siamo alle prese con un bambino appena nato, quello di soffermarci su ciò che stiamo provando concedendoci un tempo per dare ascolto alle nostre emozioni; non vedere i nonni per i bambini è doloroso, ma quanto lo è per gli adulti non poter riunirsi con i propri genitori? Ecco, dunque, che la prima cosa da fare è proprio quella di concederci un tempo ed uno spazio per dirci che siamo tristi, arrabbiati, in ansia… e solo così sapremo poi trovare le strategie giuste per capire quello che sentiamo e non proiettare sul bambino sentimenti che, forse, appartengono più a noi adulti.

La comprensione che ne deriva ci permetterà di essere da supporto e di rendere, per il bambino, speciale anche questo Natale. Soprattutto perché in questo modo saremo in grado di spiegare la situazione ai più piccoli che dovranno essere messi al corrente esplicitamente che quest’anno sarà un po’ diverso, che non si potranno invitare tante persone a casa e che gli amici si potranno incontrare solo in determinate condizioni.

Una volta accolto il cambiamento ci si dovrà impegnare a mantenere viva, e in alcuni casi, riscoprire, la dimensione del rito che le festività conservano custodita nel profondo, ma a volte dimenticata.

Il significato etimologico di ‘rito’ ne descrive le radici ben piantate in un mondo arcaico e comune a tutti gli esseri umani; deriva dal sanscrito ed è composta dalla radice ri-, che esprime

l’azione dello scorrere e dell’andare, che genera la parola ritis: andamento, procedimento. Il rito, dunque, è un insieme di pratiche che, sin dall’albore della civiltà, segnano lo scorrere del tempo; aiutano l’uomo a passare oltre, ad andare avanti.

 Il Natale nello specifico rappresenta una nascita: quella del Bambino Gesù per la cultura occidentale (e quindi il passaggio dalle tenebre alla luce) e la rinascita del “sol invictus”, per gli antichi, che segna appunto il passaggio del solstizio invernale per cui il sole, dopo il giorno più corto dell’anno, ritorna vittorioso ad illuminare le giornate.

Come ogni rito fa uso di immagini e di pratiche che devono essere mantenute vive affinché la magia venga compiuta; i bambini hanno, più facilmente dell’adulto, accesso a questo mondo magico che è per loro rifugio e risorsa per affrontare le sfide quotidiane. Il genitore dovrà dunque cercare di alimentare il tempo dell’attesa natalizio creando l’atmosfera giusta attraverso gli addobbi della casa, ma anche il racconto di storie fantastiche, lo scrivere la letterina a babbo natale e il lasciargli i biscotti sul tavolo la sera della vigilia.

Quest’anno, inoltre, potrà essere la giusta occasione per creare delle tradizioni tutte nuove e uniche per la famiglia più ristretta. Infatti, per i bambini, soprattutto per i più piccoli, per quanto possa essere doloroso e deprivante non poter accedere a tutto il mondo relazionale (zii nonni, amici etc …)  è fondamentale percepire di avere a fianco i genitori, o almeno una figura di riferimento, che rimane costante nella vita nonostante che il contesto e le abitudini vengano stravolte.

Infine, è il momento di mettere a frutto le competenze acquisite in questi mesi di lockdown in cui le nuove tecnologie hanno mostrato il loro lato più positivo ed umano. Ormai ci si è abituati ad utilizzare le piattaforme on line per lavorare ma anche per chiacchierare con gli amici.

 Permettiamo allora anche ai bambini, sotto la supervisione di un adulto, di accedere ai loro affetti tramite questo nuovo mezzo. Aiutiamoli a contattare nonni e parenti ma anche amici troppo lontani da poter raggiungere affinché il distanziamento fisico che stiamo vivendo non diventi mai distanziamento sociale terreno fertile per il ritiro e la solitudine.

Maria Elisei (Psicologa) 

 

Bibliografia

Agus M. (2008). Ali di babbo. Milano: Nottetempo editore

Per l’etimologia delle parole:  https://www.etimoitaliano.it/2016/04/rito.html

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